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DNA, AIIP in audizione in Commissione Politiche UE della Camera dei Deputati

Mercoledì 20 maggio l’Associazione Italiana Internet Provider è intervenuta in audizione presso la Commissione XIV della Camera dei Deputati (Politiche dell’Unione europea) sul Digital Networks Act.

L’Associazione ha portato all’attenzione del legislatore italiano — chiamato a esprimersi sul rispetto del principio di sussidiarietà — i punti salienti e le principali criticità della proposta di DNA.

Nel corso dell’audizione ha manifestato preoccupazione in relazione ai seguenti profili:

Accentramento delle competenze nella Commissione europea: la proposta non si limita a promuovere una più forte integrazione europea, ma prevede un significativo accentramento di poteri nell’organo esecutivo, la Commissione europea, a scapito delle National Regulatory Authorities (NRA), ossia le autorità indipendenti di settore.

Concorrenza e consolidamento del mercato: la concorrenza cessa di essere un obiettivo autonomo e viene degradata a mero strumento per assicurare “economicità, qualità e disponibilità dei servizi”. In parallelo, la proposta introduce un nuovo obiettivo che, dietro l’ambigua etichetta della “competitività”, rischia di favorire lo sviluppo e il consolidamento di assetti oligopolistici.

Regolazione ex ante e regime SMP: viene introdotto un sistema rigido e verosimilmente inefficace per l’adozione di rimedi regolatori nei confronti delle imprese con significativo potere di mercato (SMP), privando AGCOM e le NRA — che, per disponibilità informativa ed esperienza, sono i soggetti istituzionali più competenti — della possibilità di definire i rimedi più idonei allo specifico mercato, a vantaggio di maggiori poteri attribuiti alla Commissione.

Gestione dello spettro e assegnazione delle frequenze: l’accentramento delle competenze a livello europeo, accompagnato da una riduzione dei margini di discrezionalità nazionali, si associa a previsioni funzionali alla concessione delle frequenze a pochi soggetti, per periodi indefiniti e a condizioni economiche verosimilmente inferiori a quelle di mercato, discostandosi dai principi che regolano la concessione ai privati di risorse pubbliche scarse.

Switch-off della rete in rame: anche lo spegnimento obbligatorio, entro il 2035, della rete di accesso in rame si caratterizza per un approccio rigido e dirigista, lontano dalle dinamiche di mercato, che rischia di penalizzare proprio le fasce digitalmente più deboli della popolazione.

Resilienza delle reti e collegamento con il Cybersecurity Act 2: la proposta anticipa, tra le condizioni per l’ottenimento delle autorizzazioni generali, la conformità alle disposizioni della distinta proposta nota come CSA2, che prevede la possibilità per la Commissione di escludere dalle reti europee i fornitori considerati “ad alto rischio”. La relativa valutazione, tuttavia, non si fonda su elementi tecnologici oggettivi, bensì su considerazioni geopolitiche: tali previsioni non perseguono reali obiettivi di cybersicurezza, ma piuttosto obiettivi di “sicurezza nazionale”, risultando quindi di dubbia compatibilità con il principio di sussidiarietà. Al contrario, si osserva che sicurezza e resilienza presuppongono ridondanza, pluralismo e interoperabilità delle soluzioni e delle tecnologie.

Net neutrality e open Internet: pur nella soddisfazione per il mantenimento dell’attuale disciplina a tutela dell’open Internet, suscita perplessità il proposto “meccanismo volontario di conciliazione delle controversie” tra operatori di telecomunicazioni e grandi piattaforme, suscettibile di configurarsi come un primo passo verso forme di network fee (fair share).