Data center e digitale: alla Camera visione condivisa tra politica e imprese per proteggere i dati nazionali
L’Associazione Italiana Internet Provider e il neonato Intergruppo parlamentare a confronto davanti a 170 professionisti. Un’indagine rivela: solo il 18% degli italiani sa cos’è la sovranità digitale ma una volta approfondito, per il 78% si tratta di un tema cruciale
Roma, 10 aprile 2026
Affrancarsi dalle dipendenze digitali e tecnologiche estere e proteggere il patrimonio informativo italiano attraverso una gestione nazionale dei dati. È questo il forte messaggio emerso dal convegno “Data center e digitale: le politiche per il mercato”, svoltosi ieri presso una gremita Sala della Regina alla Camera dei Deputati. L’evento, promosso dal neonato Intergruppo Parlamentare per la Sostenibilità Digitale e la Sovranità Tecnologica su iniziativa dell’Onorevole Enzo Amich e presentato da AIIP (Associazione Italiana Internet Provider), ha trovato un consenso trasversale da parte della politica, dell’industria, delle associazioni di categoria e del mondo accademico.
I lavori sono stati coordinati da Gianfranco Giardina, Direttore di Dday.it, che ha moderato un’agenda fitta di contributi. Il ritmo serrato degli interventi ha permesso di approfondire le diverse sfumature della sovranità digitale, concetto multidimensionale dalle numerose declinazioni e connessione.
L’appuntamento ha offerto una panoramica sullo stato dell’arte del settore digitale, sui provvedimenti in corso e sui possibili sviluppi delle politiche pubbliche dedicate alle infrastrutture strategiche. Al centro del confronto il ruolo di cloud e data center, le prospettive del mercato, le politiche industriali e regolatorie, insieme appunto al tema della sovranità delle infrastrutture e dei dati, oggi sempre più rilevante per la resilienza del sistema Paese.
Dopo l’apertura istituzionale del Questore della Camera, Paolo Trancassini, i lavori sono proseguiti con il panel dedicato al quadro legislativo. I membri della Commissione IX della Camera, tra cui i Presidente Salvatore Deidda, si sono confrontati sulle priorità necessarie per accompagnare lo sviluppo delle infrastrutture digitali del Paese. Dal dibattito è emerso con forza che la sovranità digitale non è un concetto isolato, ma un pilastro interconnesso alla sicurezza nazionale e alla resilienza economica e politica. È stata inoltre ribadita la necessità di proseguire il qualificato e proficuo dialogo in corso con gli operatori del settore per orientare il lavoro parlamentare verso una reale autonomia tecnologica ed energetica.
A seguire, l’intervento di Ginevra Cerrina Feroni, Vicepresidente del Garante per la protezione dei dati personali, la quale ha evidenziato la necessità che la sovranità delle infrastrutture debba oggi evolvere in una vera e propria sovranità applicativa: non è sufficiente conoscere la localizzazione dei dati, ma occorre garantirne la totale controllabilità e trasparenza negli accessi. La sicurezza non deve essere ridotta a una mera questione di compliance, ma deve tradursi in strumenti operativi e nuovi standard inseriti nella contrattualistica pubblica che integrino diritti, innovazione e competitività.
Dopo il panel dedicato agli interventi a supporto della domanda, che ha aperto il confronto sugli strumenti necessari a sostenere la crescita del mercato e ad accelerare l’adozione di servizi digitali avanzati, il convegno è proseguito con il keynote di Stefano Epifani, Direttore del Comitato Scientifico dell’Intergruppo parlamentare per la “Sostenibilità Digitale e Sovranità Tecnologica”, che ha offerto una lettura del digitale come leva di politica industriale, innovazione e sicurezza economica. Da una ricerca – ha aggiungo – emerge come solo il 18% degli italiani sa cos’è la sovranità digitale ma, una volta approfondito, per il 78% si tratta di un tema cruciale.
Uno dei punti centrali emersi nel corso dei lavori ha riguardato le misure di policy a supporto dell’adozione di soluzioni e servizi ICT da parte delle Pubbliche Amministrazioni. Incentivi mirati e un utilizzo strategico del public procurement, se correttamente orientati, possono favorire la crescita di un’offerta cloud e cyber made in Europe, fondata su autonomia tecnologica, indipendenza infrastrutturale e pieno controllo del dato. Una traiettoria resa ancora più strategica dall’attuale instabilità geopolitica, in uno scenario internazionale in cui anche le tradizionali alleanze appaiono sempre più in discussione.
In questo quadro, è stato più volte richiamato il ruolo fondamentale delle PMI italiane del cloud e del digitale, patrimonio industriale e tecnologico del Paese, capaci di coniugare innovazione, prossimità ai territori, capacità di personalizzazione dei servizi e presidio diretto dei requisiti di sicurezza e compliance richiesti dalla Pubblica Amministrazione e dal tessuto produttivo nazionale.
Ampio rilievo è stato infine dato alla voce del mercato, con il contributo delle imprese che operano quotidianamente nello sviluppo di infrastrutture, servizi cloud, cybersecurity e soluzioni digitali, portando evidenze concrete sulle esigenze del settore e sulle condizioni necessarie per sostenere investimenti, innovazione e crescita.
Le conclusioni sono state affidate a un ospite di eccezione, il Ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, che ha chiuso i lavori con un video messaggio nel quale ha sottolineato come i data center siano oggi infrastrutture critiche per l’autonomia strategica nazionale, con una domanda di calcolo destinata a triplicare entro il 2030 a causa dell’IA. L’Italia si candida a essere la piattaforma naturale per questi investimenti nel Mediterraneo: dopo i 7 miliardi già investiti nel triennio 2023-2025, sono previsti ulteriori 25 miliardi di euro per il 2026-2028. Il Ministro ha ricordato l’importanza del decreto-legge del 20 febbraio 2026, che ha introdotto il procedimento unico autorizzativo, e ha ribadito la necessità di puntare su datacenter di prossimità distribuiti, rendendo l’Italia un polo strategico tra Europa, Africa e Asia.
Dichiarazioni
Giuliano Claudio Peritore, Presidente AIIP
“La capacità di “fare” distribuita sul territorio delle imprese digitali italiane – fra cui ISP e fornitori di servizi cloud e data center – deve essere preservata in ogni modo, per poter puntare prima ad una sovranità digitale nazionale e contribuire attivamente poi alla definizione di quella europea, senza esserne invece meri “utenti”. Iniziative di sostegno alla domanda e di miglioramento del procurement pubblico sono un fertilizzante per le PMI e MPMI digitali italiane che sono i soggetti che offrono al mercato sovranità geografica, sovranità giurisdizionale e soluzioni di prossimità allineate alle esigenze del tessuto produttivo nazionale”.
Giovanni Zorzoni, Vicepresidente AIIP
“In un mondo instabile, dove persino gli ‘amici’ di ieri diventano incerti e la globalizzazione mostra tutte le sue crepe, l’Italia ha una sola àncora: sé stessa. Professionisti, imprese 100% italiane, filiere corte e controllo reale del software e dei dati. La sovranità digitale non è uno slogan, è una necessità industriale. Gli operatori cloud di AIIP dimostrano che una via esiste già: locale, indipendente, verificabile. Se la politica avrà il coraggio di premiare davvero chi rispetta il GDPR e mantiene dati e infrastrutture sotto giurisdizione nazionale, in dieci anni possiamo liberarci da una dipendenza sistemica costruita da un recente passato fatto di scelte miopi”.
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