03/03/2010
aiip leggi romani
Scritto da Giulio Boresa
Fioccano i commenti al decreto Romani, per gli aspetti che riguardano il web. Sotto la lente alcune possibili ambiguità del testo che quipara alcuni siti e servizi web alle normali tivù
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Decreto oscura siti, le paure degli esperti
Il decreto Romani che fissa nuove norme sull’audiovisivo è stato approvato dal consiglio dei ministri e ora esplodono i commenti e le critiche. Durissima Aiip (Associazione dei principali provider italiani), “il decreto istituisce un grande fratello sul web”.
In parte delusi e perplessi, invece, esperti come Guido Scorza e Stefano Quintarelli.
Il problema, rilevato da molti osservatori, sono alcune ambiguità presenti nel testo del decreto, per quanto riguarda l’impatto sul web. Com’è noto, il decreto equipara per la prima volta alle normali tv (per responsabilità editoriali) alcuni siti web, che offrono video. Esclude dalle nuove norme i blog che hanno video solo incidentalmente e in generale i servizi che non hanno i video come finalità principale. Esclude anche le comunità d’interesse basate sulla condivisione di video creati dagli utenti.
Primo dubbio: YouTube è compreso o no, nelle nuove responsabilità, visto che non fa solo condivisione di video generati dagli utenti? Secondo: i videoblog con un po’ di pubblicità sono esclusi o no? Il decreto dice infatti che sono esclusi i siti che non fanno concorrenza alle tv tradizionali e che non hanno fini di lucro. Secondo Scorza, significa che sono esclusi solo i siti che soddisfano entrambi i requisiti.
Non ha dubbi invece Aiip su un terzo aspetto: la responsabilità dei provider (di internet e di contenuti). Il decreto rischia di rendere questi ultimi, per la prima volta, responsabili di eventuali violazioni del copyright fatte dai loro utenti. E istituisce Agcom nel ruolo di controllore sulle violazioni (è il “grande fratello” evocato da Aiip). Il motivo è che il decreto, spiega Quintarelli, si dimentica di citare la direttiva europea che esonera da responsabilità i provider. E non dice chiaramente che i fornitori di media non sono responsabili se la scelta editoriale è di terzi.
Decreto Romani, "istituito un grande fratello sul web"
Decreto Romani, “istituito un grande fratello sul web”aiip leggi romani
Scritto da Giulio Boresa
Fioccano i commenti al decreto Romani, per gli aspetti che riguardano il web. Sotto la lente alcune possibili ambiguità del testo che quipara alcuni siti e servizi web alle normali tivù
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Primo dubbio: YouTube è compreso o no, nelle nuove responsabilità, visto che non fa solo condivisione di video generati dagli utenti? Secondo: i videoblog con un po’ di pubblicità sono esclusi o no? Il decreto dice infatti che sono esclusi i siti che non fanno concorrenza alle tv tradizionali e che non hanno fini di lucro. Secondo Scorza, significa che sono esclusi solo i siti che soddisfano entrambi i requisiti.
Non ha dubbi invece Aiip su un terzo aspetto: la responsabilità dei provider (di internet e di contenuti). Il decreto rischia di rendere questi ultimi, per la prima volta, responsabili di eventuali violazioni del copyright fatte dai loro utenti. E istituisce Agcom nel ruolo di controllore sulle violazioni (è il “grande fratello” evocato da Aiip). Il motivo è che il decreto, spiega Quintarelli, si dimentica di citare la direttiva europea che esonera da responsabilità i provider. E non dice chiaramente che i fornitori di media non sono responsabili se la scelta editoriale è di terzi.

