28/01/2010
p2p privacy
Scritto da Giulio Boresa
Il caso Fapav e Telecom accende le polemiche su chi spia chi. Provider, associazioni consumatori e Garante della Privacy difendono gli utenti. Il 10 febbraio l’udienza
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Utenti peer to peer spiati in Italia
Il caso era troppo grosso per non accendere le polemiche. Così adesso tutti con il fiato sospeso fino al 10 febbraio, quando è stata fissata l’udienza al tribunale di Roma per la denuncia di Fapav (Federazione antipirateria audiovisiva), che ha chiesto al giudice di imporre a Telecom Italia due cose: di impedire ai propri utenti di fare pirateria e di accedere ad alcuni siti.
Nel giro di qualche giorno, il Garante della privacy ha deciso di costituirsi in giudizio per difendere i diritti degli utenti. Aiip (Associazione dei principali provider italiani) sarà al fianco di Telecom, per sostenere il principio che i provider non sono sceriffi della rete: non possono fare i poliziotti, monitorare quello che fanno gli utenti, oscurare siti (come vorrebbe Fapav). Si oppongono anche le associazioni dei consumatori.
Questo è il tema sullo sfondo, mentre nelle aule del tribunale si dibatterà soprattutto un altro aspetto. Da una parte, le richieste di Fapav. Dall’altra, le accuse dei provider e i sospetti del Garante della privacy. Cioè che Fapav avrebbe violato i diritti degli utenti, spiando le loro connessioni peer to peer (servendosi dell’azienda specializzata CoPeerRight e del suo software di monitoraggio). Forse, addirittura, Fapav ha spiato le navigazioni degli utenti, visto che nel ricorso afferma di sapere che hanno visitato certi siti.
Peer to peer e spie, sarà battaglia al tribunale
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