01/01/2010
Il Sole-24 Ore
sezione: NORME E TRIBUTI data: 2009-12-31 - pag: 31
autore:
L'SOS DEI PROVIDER Improprio il blocco degli accessi
Provider in allarme dopo la sentenza della Cassazione che autorizza la magistratura a imporre il blocco degli accessi ai siti web sospettati di collaborare nella diffusione di opere coperte da diritto d'autore.L'Aiip, l'Associazione italiana internet providers, che raccoglie una cinquantina di aziende attive nel settore della fornitura di connettività internet, non usa mezzi termini e parla di «effetti devastanti» e di ferma contrarietà a qualsiasi ipotesi di responsabilità dei provider italiani per gli atti commessi dagli utenti dei servizi internet.
Per i provider se sono stati commessi reati in Italia, i soli che devono essere chiamati a rispondere sono coloro che li hanno commessi. «Non è ancora chiaro a tutti – precisa l'Aiip – che se si deve disporre il sequestro di un sito, questo deve essere eseguito presso il fornitore del servizio di hosting». Se poi il sito "incriminato" si trova all'estero l'unico strumento è la rogatoria internazionale. Dall'Associazione arriva poi la precisazione che la sentenza della Corte su «Pirate Bay » applica una norma del decreto n. 70 del 2003 che si riferisce ai servizi di hosting (il servizio che consiste nel collocare su un server web le pagine di un sito web, rendendolo cosí accessibile dalla rete Internet), ma che, in realtà, nessun provider italiano fornisce hosting a «Pirate Bay».
Improprio il blocco degli accessi
Il Sole-24 Ore
sezione: NORME E TRIBUTI data: 2009-12-31 - pag: 31
autore:
L'SOS DEI PROVIDER Improprio il blocco degli accessi
Provider in allarme dopo la sentenza della Cassazione che autorizza la magistratura a imporre il blocco degli accessi ai siti web sospettati di collaborare nella diffusione di opere coperte da diritto d'autore.L'Aiip, l'Associazione italiana internet providers, che raccoglie una cinquantina di aziende attive nel settore della fornitura di connettività internet, non usa mezzi termini e parla di «effetti devastanti» e di ferma contrarietà a qualsiasi ipotesi di responsabilità dei provider italiani per gli atti commessi dagli utenti dei servizi internet.
Per i provider se sono stati commessi reati in Italia, i soli che devono essere chiamati a rispondere sono coloro che li hanno commessi. «Non è ancora chiaro a tutti – precisa l'Aiip – che se si deve disporre il sequestro di un sito, questo deve essere eseguito presso il fornitore del servizio di hosting». Se poi il sito "incriminato" si trova all'estero l'unico strumento è la rogatoria internazionale. Dall'Associazione arriva poi la precisazione che la sentenza della Corte su «Pirate Bay » applica una norma del decreto n. 70 del 2003 che si riferisce ai servizi di hosting (il servizio che consiste nel collocare su un server web le pagine di un sito web, rendendolo cosí accessibile dalla rete Internet), ma che, in realtà, nessun provider italiano fornisce hosting a «Pirate Bay».

