14/11/2006
week.it :: Ore cruciali per il futuro del WiMax
Comunicare
Ore cruciali per il futuro del WiMax
Aperte le consultazioni sulle aste per assegnare le licenze. Dal loro esito si capirà se la super rete wireless sarà protagonista o semplice comparsa nel panorama delle nostre tlc
di Alessandro Longo
15/11/2006
Comincia la battaglia per decidere il destino del WiMax italiano. Il via l'ha dato il Garante delle Comunicazioni (Agcom): il 9 novembre ha aperto una consultazione pubblica, della durata di 60 giorni, per stabilire i criteri per le aste con cui saranno vendute agli operatori le licenze WiMax (3,4-3,6 GHz).
I criteri sono importanti, perché dal modo con cui saranno gestite le aste sarà tracciato il ruolo futuro del WiMax in Italia. Protagonista rivoluzionario o semplice comparsa?
I provider dell'associazione Aiip hanno paura che si cada nella seconda possibilità. Si sono quindi subito chiamati alle armi: hanno cominciato un'opera di sensibilizzazione per orientare Agcom a scegliere criteri che portino verso l'altra direzione.
In effetti, queste consultazioni pubbliche funzionano proprio così: l'Agcom ascolta pareri spesso opposti, di soggetti che cercano di gridare più forte degli altri per convincerla a prendere una direzione piuttosto che un'altra. Ognuno con le proprie ragioni.
Intanto, di per sé l'avvio di questa consultazione è una buona notizia: segno che Agcom ha a cuore la questione e vuole portarsi avanti con il lavoro, senza aspettare che si sblocchi il problema delle frequenze WiMax, ancora in mano al ministero della Difesa. Che ha chiesto 400 milioni di euro per cederle al ministero della Comunicazioni, a titolo di risarcimento per il dover spostare le proprie apparecchiature su altre frequenze. Una cifra esorbitante, è stato detto dallo stesso ministero, «retaggio di altri tempi, quando si investivano miliardi in licenze Umts», ha detto Luigi Vimercati, sottosegretario alle Comunicazioni.
«Adesso gli operatori non spendono così tanto: finora in Europa l'asta WiMax più ricca (quella francese) si è chiusa a 125 milioni». E fino a due anni fa il valore delle aste WiMax, altrove in Europa, era di qualche decina di milioni di euro. Sta aumentando in fretta, segno che la tecnologia diventa sempre più importante. Ma certo non si può aspettare che salga ancora, prima di avviare le aste in Italia: siamo già in ritardo spaventoso.
«Inaccettabile», l'ha definito Corrado Calabrò, presidente Agcom in audizione al Senato. Siamo il solo Paese dell'Europa occidentale a non avere fatto aste WiMax.
Ci sono state persino in Grecia. In altri Paesi (Germania, Francia, Regno Unito in testa) sono già arrivate le offerte commerciali che fanno perfetta concorrenza all'Adsl.
Il rischio delle aste
Eppure il WiMax serve all'Italia, e tanto: primo, per portare la banda larga nelle troppe zone svantaggiate: la banda larga copre appena l'87 per cento della popolazione, ben sotto la media europea. E poi il WiMax può migliorare lo stato della concorrenza, creando una via alternativa alla rete in rame dove Telecom è il re. L'ha detto lo stesso Calabrò: «Il Paese non può dipendere da una sola infrastruttura di comunicazione. Ciò rende il sistema nazionale debole».
Adesso, però, ritardi a parte si corre un altro rischio: che il WiMax manchi questo duplice ruolo. E sia usato non per creare offerte concorrenti ma perlopiù come tecnologia di backhauling (trasporto dati nelle reti degli operatori fissi e mobili) dai grossi player. È stato il destino del Wireless local loop (Wll), che non ha cambiato la vita agli utenti italiani, pur essendoci dal 2003.
È quanto Aiip teme possa accadere al WiMax, perché Agcom, avviando la consultazione, ha proposto di ispirarsi ai criteri delle aste Wll. E cioè su base regionale e secondo il principio "chi offre di più si compra la licenza".
Il che favorisce i grossi operatori che però, essendo già "infrastrutturati", hanno poco interesse a creare alternative alla rete in rame e a servire le aree arretrate. Ecco perché sarebbero soprattutto i provider a usare in modo innovativo il WiMax.
Aiip propone di fare come in Francia, dove le aste erano almeno in parte su base "beauty contest", che favoriva i progetti utile per lo sviluppo e l'innovazione. Solo così si può sperare che il WiMax, quando e se partirà, avrà un ruolo rivoluzionario in Italia, smuovendo le acque stagnanti della banda larga nostrana.
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di Alessandro Longo
15/11/2006
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I criteri sono importanti, perché dal modo con cui saranno gestite le aste sarà tracciato il ruolo futuro del WiMax in Italia. Protagonista rivoluzionario o semplice comparsa?
I provider dell'associazione Aiip hanno paura che si cada nella seconda possibilità. Si sono quindi subito chiamati alle armi: hanno cominciato un'opera di sensibilizzazione per orientare Agcom a scegliere criteri che portino verso l'altra direzione.
In effetti, queste consultazioni pubbliche funzionano proprio così: l'Agcom ascolta pareri spesso opposti, di soggetti che cercano di gridare più forte degli altri per convincerla a prendere una direzione piuttosto che un'altra. Ognuno con le proprie ragioni.
Intanto, di per sé l'avvio di questa consultazione è una buona notizia: segno che Agcom ha a cuore la questione e vuole portarsi avanti con il lavoro, senza aspettare che si sblocchi il problema delle frequenze WiMax, ancora in mano al ministero della Difesa. Che ha chiesto 400 milioni di euro per cederle al ministero della Comunicazioni, a titolo di risarcimento per il dover spostare le proprie apparecchiature su altre frequenze. Una cifra esorbitante, è stato detto dallo stesso ministero, «retaggio di altri tempi, quando si investivano miliardi in licenze Umts», ha detto Luigi Vimercati, sottosegretario alle Comunicazioni.
«Adesso gli operatori non spendono così tanto: finora in Europa l'asta WiMax più ricca (quella francese) si è chiusa a 125 milioni». E fino a due anni fa il valore delle aste WiMax, altrove in Europa, era di qualche decina di milioni di euro. Sta aumentando in fretta, segno che la tecnologia diventa sempre più importante. Ma certo non si può aspettare che salga ancora, prima di avviare le aste in Italia: siamo già in ritardo spaventoso.
«Inaccettabile», l'ha definito Corrado Calabrò, presidente Agcom in audizione al Senato. Siamo il solo Paese dell'Europa occidentale a non avere fatto aste WiMax.
Ci sono state persino in Grecia. In altri Paesi (Germania, Francia, Regno Unito in testa) sono già arrivate le offerte commerciali che fanno perfetta concorrenza all'Adsl.
Il rischio delle aste
Eppure il WiMax serve all'Italia, e tanto: primo, per portare la banda larga nelle troppe zone svantaggiate: la banda larga copre appena l'87 per cento della popolazione, ben sotto la media europea. E poi il WiMax può migliorare lo stato della concorrenza, creando una via alternativa alla rete in rame dove Telecom è il re. L'ha detto lo stesso Calabrò: «Il Paese non può dipendere da una sola infrastruttura di comunicazione. Ciò rende il sistema nazionale debole».
Adesso, però, ritardi a parte si corre un altro rischio: che il WiMax manchi questo duplice ruolo. E sia usato non per creare offerte concorrenti ma perlopiù come tecnologia di backhauling (trasporto dati nelle reti degli operatori fissi e mobili) dai grossi player. È stato il destino del Wireless local loop (Wll), che non ha cambiato la vita agli utenti italiani, pur essendoci dal 2003.
È quanto Aiip teme possa accadere al WiMax, perché Agcom, avviando la consultazione, ha proposto di ispirarsi ai criteri delle aste Wll. E cioè su base regionale e secondo il principio "chi offre di più si compra la licenza".
Il che favorisce i grossi operatori che però, essendo già "infrastrutturati", hanno poco interesse a creare alternative alla rete in rame e a servire le aree arretrate. Ecco perché sarebbero soprattutto i provider a usare in modo innovativo il WiMax.
Aiip propone di fare come in Francia, dove le aste erano almeno in parte su base "beauty contest", che favoriva i progetti utile per lo sviluppo e l'innovazione. Solo così si può sperare che il WiMax, quando e se partirà, avrà un ruolo rivoluzionario in Italia, smuovendo le acque stagnanti della banda larga nostrana.
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